MarcoInterventoStatiGendelCentro

Presidente Casini,
Amiche e amici dell’Unione di Centro regionale, mi chiamo Marco Da Rin, sono responsabile del movimento giovanile per il nord-est Italia e assessore del Comune di Belluno.

Ma soprattutto sono Marco, ho 23 anni, primo figlio di una famiglia numerosa. Dopo aver fatto parte, da bambino e da adolescente di numerosi gruppi parrocchiali e studenteschi, ho deciso che questo mondo dipendeva anche da me, dal mio impegno, dalla mia voglia di mettermi in gioco e di dire la mia.

Mi sono messo in cammino, alla ricerca di chi sapesse meglio rappresentare le mie idee, le mie speranze, di qualcuno e di qualcosa a cui dare fiducia.

Sono sempre più sicuro di averlo trovato. Dopo anni nell’UDC, cari amici, devo confessarvi che i giovani degli altri partiti con cui dialogo, anche se magari non condividono le nostre idee e i nostri valori, ci guardano con un pizzico di invidia. E non solo perchè abbiamo saputo trovare, in provincia e in Veneto, una classe dirigente che nella migliore tradizione democratico cristiana è disponibile anche a farsi da parte per lasciare spazio ai giovani, e penso a me ma anche ai tanti ragazzi consiglieri e assessori comunali presenti in sala, ma anche per la serietà con cui nel nostro partito è possibile fare politica, vivendo ancora nelle sezioni, negli organi di partito, dove è possibile dire ciascuno la propria e poi imparare l’arte del compromesso.

Noi giovani, presidente Casini, non crediamo nell’unione di centro per il passato che rappresenta. Quasi nessuno di noi è stato iscritto alla democrazia cristiana o l’ha mai votata e sostenuta alle elezioni, la guerra fredda così come il crollo del Muro di Berlino sono momenti importanti, ma che abbiamo conosciuto solo dalle foto e dai libri di storia.

NOI invece Crediamo nell’unione di centro perché vediamo in questo nuovo soggetto politico una speranza forte per il nostro futuro. E abbiamo bisogno di qualcosa che non ci faccia cadere nel fatalismo e nella rassegnazione!

La mia sarà una delle poche generazioni della storia dell’uomo condannata a stare peggio della generazione che l’ha preceduta, quella della maggior parte di voi qui presenti in sala. Ci sono tutta una serie di questioni che non invitano all’ottimismo.
La questione climatica, con il surriscaldamento globale del pianeta. La dimensione economica mondiale, capace di spostare equilibri consolidati in pochi mesi lasciando macerie dove non si ha saputo essere flessibili e competitivi.

Un sistema pensionistico che oggi succhia il sangue a noi giovani facendoci pagare contributi che non riceveremo mai indietro, alimentando così nel prossimo futuro un sicuro scontro intergenerazionale.

Un sistema scolastico e universitario fatto non per insegnarci a competere con l’Europa e con il mondo, ma per offrire sempre più cattedre e docenze ad amici e agli amici degli amici.

E poi c’è il lavoro. Un lavoro dove passiamo dal disinteresse della maggioranza di governo, chiusa nella strumentalità dei suoi slogan, ai preconcetti della sinistra e della CGIL. Cari amici, smettiamola di parlare di posto fisso: non lo vogliamo, non ci piace! Noi non vogliamo il posto fisso, anzi ci piace l’idea di un mercato flessibile dove sfidare noi stessi, dove metterci alla prova. Ma questo non può tradursi nel restare da un giorno all’altro ai margini della società, spesso senza ammortizzatori sociali.

Vogliamo delle garanzie e le Vogliamo per poter costruire delle famiglie.
Non è vero che i giovani non vogliono costruire una famiglia. I giovani sognano la famiglia.

Ma capirete che con nessuna certezza per il futuro, con l’impossibilità di sostenere un mutuo per l’acquisto di un appartamento, ammesso che qualcuno te lo conceda, senza un sistema che concili i tempi del lavoro con i ritmi della vita e con una spesa sociale sempre più ridotta e azzerata nel sostegno alla natalità e alle giovani coppie, per molti di noi qui dentro costruire una famiglia e avere dei figli rischia di rimanere un sogno.

C’è poi, cari amici e Presidente Casini, il problema del federalismo. E lo vogliamo porre contro questo governo centralista, probabilmente uno dei governi più centralisti che in Italia si siano mai visti. Per noi il problema del federalismo è il problema dell’uguaglianza. Siamo giovani veneti, amiamo la nostra terra, vogliamo rimboccarci le maniche e farla crescere ancor più di quanto hanno saputo fare i nostri genitori e i nostri nonni. Ma questo vogliamo farlo partendo con le stesse opportunità. Il sistema attuale, per cui in Veneto si produce e in altre regioni d’Italia si spende, o ancora quello che in altre regioni si produce resta sul territorio, mentre qui tutto sparisce, è una espressione di ingiustizia sociale che pesa sulla mia generazione. Per non rientrare nei soliti clichè e nello stereotipo Nord contro Sud faccio un esempio nuovo, la valle d’Aosta. La scorsa settimana ho visitato le strutture sociali della Valle d’Aosta. Tutto molto bello, se non fosse che quella regione trattiene sul suo territorio il 95% dell’IRPEF. Ma è giusto cari amici che in Veneto si nasca sapendo già che il comune dedicherà a ogni persona in media 50€ di spesa sociale, e che in valle d’aosta ci sia un fondo perequativo di 1000€ per abitante?

Ecco, io ho concluso, spero di non avervi annoiato troppo. Voglio solo, concludendo, dire che noi ci crediamo. In veneto sta nascendo, anche per merito del commissario regionale Matteo Beghin, un movimento giovanile serio, molto più strutturato di quello dei grandi partiti. E sta succedendo perchè l’Unione di Centro ci dona un sogno, un motivo per cui buttarci con entusiasmo in politica, incalzando la classe dirigente del presente e formando quei ragazzi che, tra qualche anno, saranno la classe dirigente del futuro. Cara unione di centro, caro presidente Casini, non deluderci

Presidente Casini,
Amiche e amici dell’Unione di centro regionale, mi chiamo Marco Da Rin, sono responsabile del movimento giovanile per il nord-est Italia e assessore del comune di Belluno.

Ma soprattutto sono Marco, ho 23 anni, primo figlio di una famiglia numerosa. Dopo aver fatto parte, da bambino e da adolescente di numerosi gruppi parrocchiali e studenteschi, ho deciso che questo mondo dipendeva anche da me, dal mio impegno, dalla mia voglia di mettermi in gioco e di dire la mia.

Mi sono messo in cammino, alla ricerca di chi sapesse meglio rappresentare le mie idee, le mie speranze, di qualcuno e di qualcosa a cui dare fiducia.

Sono sempre più sicuro di averlo trovato. Dopo anni nell’UDC, cari amici, devo confessarvi che i giovani degli altri partiti con cui dialogo, anche se magari non condividono le nostre idee e i nostri valori, ci guardano con un pizzico di invidia. E non solo perchè abbiamo saputo trovare, in provincia e in Veneto, una classe dirigente che nella migliore tradizione democratico cristiana è disponibile anche a farsi da parte per lasciare spazio ai giovani, e penso a me ma anche ai tanti ragazzi consiglieri e assessori comunali presenti in sala, ma anche per la serietà con cui nel nostro partito è possibile fare politica, vivendo ancora nelle sezioni, negli organi di partito, dove è possibile dire ciascuno la propria e poi imparare l’arte del compromesso.

Noi giovani, presidente Casini, non crediamo nell’unione di centro per il passato che rappresenta. Quasi nessuno di noi è stato iscritto alla democrazia cristiana o l’ha mai votata e sostenuta alle elezioni, la guerra fredda così come il crollo del Muro di Berlino sono momenti importanti, ma che abbiamo conosciuto solo dalle foto e dai libri di storia.

NOI invece Crediamo nell’unione di centro perché vediamo in questo nuovo soggetto politico una speranza forte per il nostro futuro. E abbiamo bisogno di qualcosa che non ci faccia cadere nel fatalismo e nella rassegnazione!

La mia sarà una delle poche generazioni della storia dell’uomo condannata a stare peggio della generazione che l’ha preceduta, quella della maggior parte di voi qui presenti in sala. Ci sono tutta una serie di questioni che non invitano all’ottimismo.
La questione climatica, con il surriscaldamento globale del pianeta. La dimensione economica mondiale, capace di spostare equilibri consolidati in pochi mesi lasciando macerie dove non si ha saputo essere flessibili e competitivi.

Un sistema pensionistico che oggi succhia il sangue a noi giovani facendoci pagare contributi che non riceveremo mai indietro, alimentando così nel prossimo futuro un sicuro scontro intergenerazionale.

Un sistema scolastico e universitario fatto non per insegnarci a competere con l’Europa e con il mondo, ma per offrire sempre più cattedre e docenze ad amici e agli amici degli amici.

E poi c’è il lavoro. Un lavoro dove passiamo dal disinteresse della maggioranza di governo, chiusa nella strumentalità dei suoi slogan, ai preconcetti della sinistra e della CGIL. Cari amici, smettiamola di parlare di posto fisso: non lo vogliamo, non ci piace! Noi non vogliamo il posto fisso, anzi ci piace l’idea di un mercato flessibile dove sfidare noi stessi, dove metterci alla prova. Ma questo non può tradursi nel restare da un giorno all’altro ai margini della società, spesso senza ammortizzatori sociali.

Vogliamo delle garanzie e le Vogliamo per poter costruire delle famiglie.
Non è vero che i giovani non vogliono costruire una famiglia. I giovani sognano la famiglia.

Ma capirete che con nessuna certezza per il futuro, con l’impossibilità di sostenere un mutuo per l’acquisto di un appartamento, ammesso che qualcuno te lo conceda, senza un sistema che concili i tempi del lavoro con i ritmi della vita e con una spesa sociale sempre più ridotta e azzerata nel sostegno alla natalità e alle giovani coppie, per molti di noi qui dentro costruire una famiglia e avere dei figli rischia di rimanere un sogno.

C’è poi, cari amici e Presidente Casini, il problema del federalismo. E lo vogliamo porre contro questo governo centralista, probabilmente uno dei governi più centralisti che in Italia si siano mai visti. Per noi il problema del federalismo è il problema dell’uguaglianza. Siamo giovani veneti, amiamo la nostra terra, vogliamo rimboccarci le maniche e farla crescere ancor più di quanto hanno saputo fare i nostri genitori e i nostri nonni. Ma questo vogliamo farlo partendo con le stesse opportunità. Il sistema attuale, per cui in Veneto si produce e in altre regioni d’Italia si spende, o ancora quello che in altre regioni si produce resta sul territorio, mentre qui tutto sparisce, è una espressione di ingiustizia sociale che pesa sulla mia generazione. Per non rientrare nei soliti clichè e nello stereotipo Nord contro Sud faccio un esempio nuovo, la valle d’Aosta. La scorsa settimana ho visitato le strutture sociali della Valle d’Aosta. Tutto molto bello, se non fosse che quella regione trattiene sul suo territorio il 95% dell’IRPEF. Ma è giusto cari amici che in Veneto si nasca sapendo già che il comune dedicherà a ogni persona in media 50€ di spesa sociale, e che in valle d’aosta ci sia un fondo perequativo di 1000€ per abitante?

Ecco, io ho concluso, spero di non avervi annoiato troppo. Voglio solo, concludendo, dire che noi ci crediamo. In veneto sta nascendo, anche per merito del commissario regionale Matteo Beghin, un movimento giovanile serio, molto più strutturato di quello dei grandi partiti. E sta succedendo perchè l’Unione di Centro ci dona un sogno, un motivo per cui buttarci con entusiasmo in politica, incalzando la classe dirigente del presente e formando quei ragazzi che, tra qualche anno, saranno la classe dirigente del futuro. Cara unione di centro, caro presidente Casini, non deluderci!

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